Quasi un editoriale

Il mercato

Per tanti anni il mercato è stato, per me, quel luogo in cui, a pochi passi da casa, bancarelle e ambulanti affollavano i mercoledì mattina. Merce a poco prezzo, cantilene in dialetto, confusione e la speranza – spesso vana – di incrociare un giocattolo conveniente. Era un luogo magico e misterioso. Ci si andava quando la scuola era chiusa e quel privilegio odorava di olive sottolio e di formaggi, aveva il colore di stoffe che solo le donne più esperte sapevano valorizzare sfiorandole appena. Il mercato imponeva una passeggiata, occhi svegli, sguardi acuti. Il supermercato, l’unico allora presente in città, non aveva lo stesso fascino.

Gli articoli

Il mercato secondo Verga

In pieno positivismo, al centro della Belle époque, al colmo del trionfo degli ideali borghesi, dell’ottimismo nella moderna società industriale e del riformismo politico e quando la fede nelle magnifiche sorti e progressive era somma, Giovanni Verga scrive la novella, Storia dell’asino di San Giuseppe, che, nella prima parte, rappresenta un’azzeccata metafora del mercato come teatro in cui si srotola la rappresentazione della battaglia continua che è la vita. La novella prosegue poi con la storia del povero asino che passa da un padrone all’altro, da un lavoro all’altro sempre costretto a faticare fino alla morte senza mai poter dire la sua, senza mai pace,

Il mercato delle armi

“[…] Perché, vedete, le guerre non le fanno solo i fabbricanti d’armi e i commessi viaggiatori che le vendono. Ma anche le persone come voi, le famiglie come la vostra che vogliono, vogliono, non si accontentano mai. Le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo, gli anellini, i braccialetti, le pellicce e tutti i cazzi che ve se fregano!!! Costano molto. E per procurarseli qualcuno bisogna depredare. Ecco perché si fanno le guerre…” L’indimenticabile monologo finale di Alberto Sordi, nel suo film Finché c’è guerra c’è speranza (nel quale interpreta un venditore di armi), già nel 1972 affrontava profeticamente le strette connessioni, in

Supermercati. Il trionfo dei non luoghi

In questi giorni nella mia città, Ragusa, qualche voce si sta levando in seguito alla demolizione di un edificio di archeologia industriale, il mulino e pastificio Curiale e Rollo. Negli anni ‘30 sorgeva appena fuori la città, e 4 volte al giorno una potente sirena scandiva il tempo, non solo degli operai, ma anche dei quartieri che, a poco a poco, si stavano espandendo fino a circondarlo completamente. Un mio amico, appassionato cultore di cose “vecchie” mi ha raccontato che la sirena veniva dal porto militare di Augusta, dove era usata per le segnalazioni antiaeree. Il  signor Curiale, alla fine della guerra, la comprò per

La sinistra e il mercato

“Più mercato e meno Stato” o “Più Stato e meno mercato”, quale delle due? I lupi in mezzo ai polli sono per la prima: nel libero mercato loro vincono. I polli dovrebbero essere per la seconda. Ma questi hanno le idee alquanto confuse: ammirano e invidiano i lupi; rivendicano diritti alquanto astratti e imprecisati; principalmente si lamentano, raramente si indignano, talvolta si rivoltano scrivendo pagine di sangue sgrammaticate. [Vedi la novella Libertà di Giovanni Verga] Chi è per la seconda vede lo Stato come un padre tutore capace di “fare giustizia” e di fare avere ai polli ciò che essi non sono capaci di avere

Nel nome del mercato: Edgar Lee Masters e le contraddizioni della democrazia americana

Raccontava Fernanda Pivano che era stata la lettura dei versi di Edgar Lee Masters (1868-1950) ad avvicinarla alla letteratura americana e alla traduzione delle opere dei grandi scrittori – da Sherwood Anderson a William Faulkner, da Francis Scott Fitzgerald a Ernest Hemingway, da Edgar Allan Poe a Jack Kerouac – fino all’indimenticato autore dell’Antologia di Spoon River (1914-15).  Il suggerimento le era venuto da Cesare Pavese, suo professore di liceo, laureatosi nel 1930 con una tesi su Walt Whitman. Di ritorno dal confino a Brancaleone Calabro (1935-36), le aveva dato lezioni di Letteratura Comparata, invitandola a leggere un autore americano anziché Percy Bysshe Shelley, tema

Il mercato dei rugbisti

Intervista a Claudio “Dobbie” Deltrovi, direttore sportivo dei Lyons Rugby Piacenza Nel calcio professionistico, ma anche il quello dilettantistico, il calciomercato è il periodo in cui le squadre possono comprare, vendere o scambiare giocatori. Lo stesso, seppure in forma meno “rumorosa”, avviene nel rugby. Ne abbiamo parlato con Claudio “Dobbie” Deltrovi, direttore sportivo dei Lyons Piacenza, squadra che milita nel massimo campionato italiano. Claudio, esiste un “rugbymercato” sulla falsariga del più conosciuto “calciomercato”?Il “mercato” dei giocatori nel rugby è un po’ diverso da quello che accade nel calcio, anche se da qualche anno inizia a esserci un movimento di giocatori professionisti, semiprofessionisti. Per certi versi

Gas Mazzarelli: il mercato solidale che fa crescere il territorio

Se è vero, com’è vero, che ogni azione che compiamo nella nostra quotidianità ha un impatto, ce n’è una che pesa più di altre: l’alimentazione. Quando andiamo a fare la spesa dobbiamo prendere coscienza del fatto che abbiamo la libertà e il potere di scegliere ciò che è meglio per noi e per l’ambiente: possiamo essere, cioè, cittadini responsabili. A tal proposito si può seguire l’esempio di molti concittadini che fanno parte del Gruppo di Acquisto Solidale Mazzarelli (GAS) di Marina di Ragusa. Per conoscere meglio questa tipologia di mercato ho intervistato la presidente Paola, e Cecilia, responsabile degli eventi culturali del GAS. Ci raccontate

Tra tappeti, spezie e minareti: l’anima segreta e il respiro antico dei bazar di Istanbul

CONVERSAZIONE CON UN’AMICA TURCA, MINE TURKILI In epoca medievale, in particolare in Europa i mercanti erano semplicemente persone che cercavano di sopravvivere o provavano ad arricchirsi attraverso il commercio. Questo non significa che i mercanti medievali si limitavano a vendere cose, infatti ben presto, influenzarono la politica delle proprie città, talvolta arrivando ad occupare importanti posizioni di governo. La vicenda storica dei mercanti nel Medioevo testimonia bene come, tra il XII ed il XVI secolo, il lavoro inizia ad affermarsi non più come un’attività degradante, ma come un mezzo per diventare liberi. Col tempo il mercato è diventato anche luogo di socialità, nido del folklore,

Il sūq: il mercato arabo delle meraviglie.  Intervista a Roberto Celestre.

Quando Gustave Flaubert visitò Tunisi fu affascinato dalla vita polverosa e caotica del sūq che osservava dall’Hotel Francia dove alloggiava. Durante il suo soggiorno esplorò le strette vie e le botteghe della città vecchia e gli appunti che ne derivarono furono poi riportati nel suo romanzo storico Salambò. Il romanzo è ambientato nell’antica Cartagine, ma l’atmosfera ricreata nell’opera deriva dalle osservazioni che l’autore annotò nella tarda primavera del 1858. Il vivace e variopinto mercato islamico, del resto, ha sempre costituito una fonte preziosa a cui attingere per conoscere il patrimonio culturale e religioso di numerosi paesi a maggioranza araba del Medio Oriente o del Nord

A potta Jaci

Il mercato è una realtà che accompagna la vita dell’uomo da secoli. Fin dall’antichità, infatti, gli esseri umani hanno sentito il bisogno di scambiare beni, prodotti e servizi per soddisfare le proprie necessità. Nei mercati delle città si incontravano persone diverse, si concludevano affari e si diffondevano anche idee e culture. Ancora oggi il mercato rappresenta un elemento fondamentale della società, non è solo un luogo fisico dove si compra e si vende, ma anche un sistema complesso che regola gran parte dell’economia e delle relazioni tra produttori e consumatori.Col passare del tempo il mercato è diventato un patrimonio culturale della città che lo ospita,

Il mercato che cambia il lavoro

In un mercato del lavoro sempre più dinamico e attraversato da trasformazioni profonde, i cambiamenti che si sono susseguiti nel tempo non riguardano soltanto le norme che lo regolano, ma anche e soprattutto il modo in cui il lavoro viene concepito, organizzato e vissuto. Le forme contrattuali si sono progressivamente diversificate, diventando più flessibili e articolate rispetto al passato; parallelamente, le imprese hanno ripensato strutture, modelli produttivi e processi decisionali per adattarsi a un contesto economico caratterizzato da competizione globale, innovazione tecnologica e continua ridefinizione dei bisogni. Anche aspetti un tempo considerati stabili, come gli orari, i percorsi di carriera e le modalità di remunerazione,

Il mercato dei sentimenti

Negli ultimi anni si nota sempre più un fenomeno di esposizione mediatica dei sentimenti, che io definisco come mercato dell’anima. Soprattutto sui social è divenuto usuale condividere ogni attimo di vita vissuta. Non solo di quello che può essere interessante come, ad esempio, un viaggio, un’esperienza di vita. No,no! Qualunque cosa si faccia, dal cibo alla passeggiata al mare, dall’acquisto di una nuova macchina al vestito, dalla borsa al gioiello. Si è con gli amici o i familiari in pizzeria? Beh bisogna “postarlo”. Con tanto di foto e didascalia nonché tag delle persone presenti. Nasce un bimbetto? Eccolo sbattuto su Facebook già nei primi istanti

Come lanciare una canzone senza farle troppo male

Nel 1973, al supermarket della musica italiana, Lucio Battisti si vende sempre come il pane caldo. Nel reparto freschi spuntano tenere primizie di Mia Martini o Edoardo Bennato. Claudio Baglioni, I Pooh e I Camaleonti occupano la prima fila sugli scaffali dei prodotti per la cura della persona. Nei surgelati c’è il solito Fausto Papetti, mentre nelle aree specializzate stanno gli Area e Giorgio Gaber. Per i palati fini, nel reparto discografia gourmet, c’è poi Fabrizio De André che proprio in quell’anno fa esplodere Storia di un impiegato. Ma nel 1973 compare anche un prodotto davvero inclassificabile. Di per sé è una canzoncina perfetta per

Vuoti a perdere

Era una notte che pareva fatta apposta, un’oscurità cagliata che a muoversi quasi se ne sentiva il peso. E faceva spavento, respiro di quella belva che era il mondo, il suono del mare: un respiro che veniva a spegnersi ai loro piedi. Stavano, con le loro valige di cartone e i loro fagotti, su un tratto di spiaggia pietrosa, riparata da colline, tra Gela e Licata; vi erano arrivati all’imbrunire, ed erano partiti all’alba dai loro paesi; paesi interni, lontani dal mare, aggrumati nell’arida plaga del feudo. Qualcuno di loro, era la prima volta che vedeva il mare: e sgomentava il pensiero di dover attraversarlo

Il mercato invisibile: come identità, attenzione e dati stanno cambiando l’economia quotidiana

Alle 7:30 del mattino, prima ancora di alzarsi dal letto, Luisa prende il telefono, scorre velocemente lo schermo: notifiche, messaggi, qualche video breve. Senza accorgersene, in meno di cinque minuti ha già attraversato decine di contenuti diversi: una ricetta, una pubblicità di scarpe, il reel di un personal trainer, il profilo di un ristorante appena aperto.Non ha comprato nulla, eppure è già entrata nel mercato.Solo che quel mercato non ha bancarelle, non ha voci sovrapposte, non ha neppure un luogo preciso: è fatto di immagini, dati e attenzione.Per secoli il mercato è stato una scena concreta: persone che si incontrano, contrattano, offrono e comprano merci.In

Alla fiera dell’Est, due soldi per entrare nella Storia

È possibile entrare nella storia senza passare dalla cronaca? Sì, a patto di affidare le proprie sorti ad un topolino che vale appena due soldi acquistato, ovviamente, alla fiera dell’est. Angelo Branduardi è un cantautore del tutto atipico per gli anni Settanta. Vago nelle tematiche, onirico nei testi e nelle musiche. Distante dalle mode. Le sue prime canzoni parlano della luna che scende sulla terra e si ferisce i piedi, di confessioni di un malandrino che ripercorrono le memorie del poeta Sergej Esenin e di mondi davvero lontani dalla storia che circonda l’Italia in quel periodo. Siamo nel 1976 e non è difficile comprendere come

Ballarò

Tema del mese: “il mercato”. E se c’è un mercato di cui vorrei parlare, senza perdere troppo tempo, è proprio quello di Ballarò.Pensare a Ballarò, uno dei tre mercati storici di Palermo insieme al Capo e alla Vucciria, mi riporta indietro nel tempo: ai miei anni universitari, alle lezioni di filosofia del diritto ed economia politica al cinema Edison, ai progetti e alle passeggiate notturne con i gruppi “Beati si Nasce” e “Dio abita la città”.Mi riporta alla mia quotidianità di allora, al servizio sociale missionario, agli anni del volontariato con l’immigrazione, alle giornate di studio al CLA — il Centro Linguistico di Ateneo —