Quasi un editoriale
Sasso
Ci sono oggetti che sembrano non avere niente da dire. Un sasso, per esempio. A che serve di preciso un sasso? Lo raccogli da terra, lo guardi distrattamente, magari lo metti in tasca o, se la forma lo permette, lo lanci in uno specchio d’acqua per contarne i rimbalzi. Ci sono sassi di varie forme e di vario peso. Sassi che custodiscono ricordi o che si limitano a dare fastidio nella suola di una scarpa. Eppure una pietra può diventare molte cose. Può servire a costruire. Può segnare un confine. Può essere lanciata e diventare un oggetto molto violento. Nella nostra triade estiva vince sulla
Gli articoli
Polvere di stelle e dimore interiori
Il tema di questo mese è “Sasso”. Da settimane penso inconsciamente a cosa voglio dire con questo articolo. In fondo, abbiamo sempre qualcosa da dire o da scrivere, solo che non ci soffermiamo abbastanza perché la verità è che, ormai, la vita corre veloce. Bisogna stare al passo con i tempi e con la società, altrimenti si rimane indietro. E allora corri, corri, corri: la società è fluida e la regola d’oro è “tutto e subito”. E così anche io, in questo momento, sto scrivendo di getto; sono un fiume in piena e ho paura di dimenticare, di non dire abbastanza, di non riuscire a
Il quaderno di pietra
«Nino, è inutile che guardi alla finestra, i piccioni meno di te ne sanno. A paragone con loro, tu Prufissuri sei» – disse il maestro Ramacca. Faceva così, mentre vigilava sul tema da svolgere in classe: si aggirava tra le quindici teste chine sui fogli a righe, stringendo la bacchetta da cui si diceva che non si separasse nemmeno per andare al gabinetto. Gli allievi che aveva portato in quarta elementare temevano lui e quel suo pastorale verso l’ovile della conoscenza, perché, se non li puniva con quel legno, una specie di ramo d’albero tutt’uno con la mano sinistra, ricorreva a una certa ironia colta,
Le Leggi eterne
Sassi, pietre, duri, incorruttibili. Forse è per questo che Dio scelse di incidere con il dito i dieci comandamenti, nelle tavole di pietra, le Tavole della Legge. A significare l’immutabilità di quei diktat morali. “Anocki” La prima parola: Io. “Io sono Jahve’ tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa degli schiavi” . A definire la Sua figura in quello che è il patto offerto agli uomini per liberarli dal peccato. Non avrai altro Dio fuori di me L’esortazione a non idolatrare falsi dei o il denaro Non nominare il nome di Dio invano Non bestemmiare, non utilizzare il nome di
Intervento divino
Siamo nel 570 d. C., anno della nascita di un uomo che diverrà il “Sigillo dei profeti”, l’ultimo messaggero, il venticinquesimo per la precisione, che chiuderà la catena della rivelazione profetica, colui che avrebbe avuto il compito di convertire il genere umano a questa nuova religione e che sarebbe diventato, una volta rivelati i messaggi divini, un apostolo di Dio; stiamo parlando di Muḥammad. La tradizione islamica vuole che l’anno della nascita del profeta Maometto venga fatto risalire un episodio davvero rilevante avvenuto nei pressi di Mecca. Si tratta di una spedizione che, attraverso le attestazioni storiche, dovrebbe essere avvenuta ben diciotto anni prima, nel
Matera, la città che la pietra ha imparato a ricordare. Suggerimenti per una passeggiata turistico- poetica.
La prima cosa che mi colpisce, arrivando a Matera, non è una chiesa, né una piazza, né uno dei suoi celebri affacci. È il silenzio, un silenzio strano, quasi impossibile da spiegare, perché intorno a me ci sono case, persone, voci, passi. Eppure, davanti ai Sassi, ho la sensazione che la città abbia abbassato la voce, come se avesse deciso di lasciar parlare la pietra. Rimango a guardarla dall’alto per qualche istante e, all’inizio, non so nemmeno bene cosa sto osservando. Le case si accavallano una sull’altra, le scale scendono verso la Gravina, piccoli balconi sembrano aggrapparsi alla roccia, mentre cupole e campanili emergono da
La rivolta delle pietre
Ci sono eventi che si studiano sui libri e che, prima o poi, ci auguriamo entrino anche nei programmi scolastici. Ma alcuni avvenimenti si comprendono davvero fino in fondo solo quando vengono raccontati dalla voce di chi li ha vissuti in prima persona. La prima Intifada, conosciuta anche come la “rivolta delle pietre”, è uno di questi.Nata come esplosione di sofferenza popolare nel campo profughi di Jabalia, a Gaza, la protesta si è ben presto trasformata in una mobilitazione civile capillare che ha coinvolto l’intera società di base nei territori occupati. Ne abbiamo parlato con Fateh Hamdan, palestinese di Tulkarem, in Cisgiordania, arrivato in Italia
Camminare sui sassi
Ho i piedi piatti, li ho sempre avuti. Non ho un arco plantare definito, era appena accennato quando ero ragazzo; ora è solo un vago ricordo, ma esistono i plantari su misura. Qualche tempo fa un professore di ginnastica, si chiamavano così prima di diventare scienziati motori, mi suggerì di camminare sui sassi, perché avrebbe aiutato nella mia situazione. Cominciai a camminare in spiaggia, o sui greti dei fiumi, con scarpe possibilmente morbide, per cercare di sentire la sfericità delle pietre sortire un effetto miracoloso sui miei piedi. Camminare sui sassi non migliorò la situazione ma divenne un’abitudine, che si proiettò anche nel mio modo
Il diritto di essere pietra
Seduto contemplo. Il bosco tace e nel silenzio ogni cosa ritorna al proprio nome, la terra, i tronchi che salgono diritti sopra di me e si perdono nel verde, una forma scura appena affiorata dall’erba, il vento che passa alto tra i rami e si perde oltre la montagna. Seduto contemplo, e lontano il mondo continua il suo clamore, le voci, l’agitarsi incessante degli uomini, le loro parole, le loro vane urgenze, l’inane necessità di andare, di arrivare, di essere altrove. Anche la pietra qui rivendica il diritto di essere pietra. Intorno il silenzio, il verde, la montagna, il cielo, e il vento che passa
I fatti di Petra (1937) : sui sassi sacri a Demetra, le origini di Enna per Nino Savarese
«Savarese è un minore? Averne, di minori come questo» – scriveva nel 2017 Goffredo Fofi nel recensire il ritorno in libreria di I fatti di Petra (1937) di Nino Savarese (1882-1945), che con Rossomanno (1935) e Il capopopolo (1940) compone la trilogia dedicata al mito delle origini e alla storia di Enna, appena una parte della sua vasta produzione letteraria. Sul nome dello scrittore ennese – nato quando la città, inespugnabile roccaforte di siculi, greci, romani, bizantini, arabi, normanni, svevi e aragonesi, era nominata ancora Castrogiovanni (secondo la pronuncia araba del toponimo medievale Castrum Hennae, modellato sul romano Henna o Enna e sul greco Ἔννα,
La voce delle pietre
Se vuoi conoscere quello che in noi risuona di insolito, ascolta la voce delle pietre. Fra gli innumerevoli oggetti, “cose”, che avvolgono le nostre vite, spesso non pensiamo a come molto provenga dall’universo Roccia. È certo più immediato l’incontro con la pietra in montagna, durante una passeggiata, vivendo una in una casa antica che ci parla di tempo che scorre e che ritorna attraverso la memoria e il riutilizzo di un materiale che nella vita ordinaria è già in partenza scartato, privo di importanza, forse inciampo persino nel pensiero intento a muoversi veloce. La pietra sembra lì paziente, quasi in attesa di ascolto; quando la
La Spadola nella roccia. Intervista a Raffaella Spadola.
Sono le prime ore del mattino di una calda giornata d’estate. Il sole è ancora tiepido, il mare è calmo, ci sediamo tra gli scogli all’ombra di un canneto. Il setting è perfetto per incontrare Raffaella Spadola. So già che ci divertiremo: è una donna di spirito e di grande autoironia. Ci conosciamo di vista da sempre, negli anni interessi ed amicizie comuni ci hanno fatto avvicinare. La domanda di rito la devo comunque fare. Chi è Raffaella Spadola?Oggi sono una donna che pratica principalmente l’intelligenza del piede, ovvero mantenere il contatto con la terra per conservare la libertà della mente. Spesso alla domanda “cosa
Tommaso Landolfi sui sassi
Trascinare Landolfi in spiaggia è sempre un’intrapresa tormentosa. Se non ci sono blatte lui non vuole saperne di mare e preferirebbe andarsene a spasso per il cosmo con Cancroregina, quella sua bizzarra astronave.Ci siamo accordati alfine per una lettura sdraiata sui sassi, con l’assunzione del rischio (da lui imposto e da me accettato) di occultare la luce e l’ossigeno a una o più di quelle sue creature deformi e imploranti (ragni, serpi, aborti umani) che in quei cunicoli sono solite fabbricarsi la tana. “In società” si compone di 13 racconti che nel momento in cui scrivo denunciano all’anagrafe editoriale più di 60 anni. Che potrebbero
Pietrosa Ragusa
Né più mai toccherò le sacre spondeove il mio corpo fanciulletto giacque,Zacinto mia, che te specchi nell’ondedel greco mar da cui vergine nacque Venere, e fea quelle isole fecondecol suo primo sorriso, onde non tacquele tue limpide nubi e le tue frondel’inclito verso di colui che l’acque cantò fatali, ed il diverso esiglioper cui bello di fama e di sventurabaciò la sua petrosa Itaca Ulisse. Tu non altro che il canto avrai del figlio,o materna mia terra; a noi prescrisseil fato illacrimata sepoltura. Ugo Foscolo Più volte sono andato e sono tornato a baciare la mia pietrosa Ragusa. Pietrosa sì. Molto pietrosa. Ho un ricordo
La pittura sui sassi: un’arte bella e preziosa
A chi non è mai capitato, mentre passeggiava lungo la battigia o in prossimità di un lago o di un fiume, di non rimanere incantato da quei bei ciottoli lucidi che assumono colori cangianti? Non semplici pietre, ma sassi levigati dall’acqua, di forma ovale e liscia, un vero spettacolo della natura. Almeno una volta nella vita, così come accade per le conchiglie, un po’ tutti saranno stati tentati di raccoglierne uno per immortalare quel giorno o quel luogo e portarne il ricordo a casa. Ebbene, c’è chi, dopo aver iniziato per caso, ha continuato nel tempo non limitandosi solo a raccattare i più belli, dai
La pietra di Scicli
«I Sassi di Matera nulla hanno da invidiare a Chiafura». Con queste parole il professor Tano Mormina amava descrivere il quartiere troglodita di Scicli. Un luogo che negli anni ’60 catturò l’attenzione di grandi intellettuali, ma che ancora oggi rimane meno noto e valorizzato rispetto al celebre capoluogo lucano. L’altopiano ibleo è da sempre sinonimo di pietra. Scicli stessa nasce come città rupestre e Gaetano “Tano” Mormina in mezzo alle pietre ci è cresciuto: suo padre era uno scalpellino, specializzato nella fabbricazione di macine da mulino, e l’intera famiglia viveva proprio in una delle grotte di Chiafura.Fino agli anni ’40, nell’area iblea il frumento veniva
Rock and Grohl – Storie di eroismo da palco
“Benvenuti sulla nostra barca felice” (dal film “I Love Radio Rock/The Boat That Rocked” di Richard Curtis) Cos’è il rock oggi? Un genere musicale? Un modo di essere? Esclusivamente un fenomeno commerciale? Un modo generico per denominare qualsiasi cosa abbia un ritmo? Difficile definirlo, anche perché contaminato innumerevoli volte. Proviamo ad elencare approssimativamente alcune sue trasformazioni: il rock’n’roll delle origini già nasceva come commistione di musica nera e bianca (Elvis la stella più luminosa, Buddy Holly probabilmente il più grande innovatore; il rockabilly la sua costola più longeva); coi Beatles c’è un’autentica rivoluzione sonora; coi Rolling Stones l’impennata del rock-blues; il folk rock interpretò gli
















