Quasi un editoriale
Forbici
Nel poco spazio verde che circonda la mia casa di villeggiatura – a sua volta circondata da case e altre case ancora – si ostina a crescere ogni specie vegetale, infestante o presunta ornamentale. Oltre a due pini fastidiosamente rachitici, regna un’edera ostinata, sconfina dai vicini un ibiscus stitico e, soprattutto, troneggia invadente una buganvillea appuntita e presuntuosa. Con le forbici da giardiniere e munito di rabbia primitiva mi accingo di anno in anno al rito della potatura. Forte del mio pollice nero che farebbe appassire anche le piante di plastica, punto deciso alla distruzione. Le forbici affrontano rametti spinosi che qualcuno ha pensato potessero
Gli articoli
Il solito “taglia e cuci”
Alzi la mano chi non ha mai adoperato il “taglia e cuci”! Per dirla in modo più cool, il gossip.In ogni epoca la gente si ritrova, parla (o sparla), ricama sulle informazioni acquisite possibilmente aggiungendo anche dettagli scabrosi per far diventare la conversazione ancora più interessante.Dalle nostre parti questo è il “curtigghiu”. Parola che originariamente indicava il cortile poi è passata a indicare il chiacchiericcio e il pettegolezzo che avvenivano in quel luogo. Questo termine siciliano è spesso collegato allo spagnolo “cotilla”, parola associata storicamente alla figura della persona pettegola. Lo scambio di informazioni e giudizi sui membri di un gruppo può funzionare anche come
La forbice di Guccini: quando l’ironia diventa una lama
«Io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite». Se dovessimo scegliere una sola frase per salutare Francesco Guccini, forse potremmo partire proprio da qui. Non da una frase solenne, non da una celebrazione, non da una di quelle formule che si riservano ai grandi scomparsi. Guccini avrebbe sicuramente preferito una buona dose di ironia. E magari avrebbe sorriso davanti alla nostra necessità di trasformarlo in un monumento. Il Maestrone se n’è andato il 6 agosto, a ottantasei anni, lasciandoci una quantità smisurata di parole, storie, personaggi, malinconie e invettive; ma, soprattutto, ci lascia una lingua capace di fare quello che fa una buona forbice:
Un posto all’inferno
La strada verso il sud era in discesa, lo era sempre del resto. Durante e la sua famiglia ci avevano viaggiato veloci, sulle ali dell’entusiasmo per i giorni a venire: duemila e passa chilometri di autostrada bollente, interrotta ogni tanto dal miraggio di un autogrill. Era sempre tutto bello, pure i cessi della stazione di servizio; tutto facile, persino la coda al bar; tutto buono, senza eccezioni. Poi, in Calabria, spuntava sempre il mare, come una promessa mantenuta, e il primo che lo vedeva gridava: “Il mare!”, come un naufrago che avvista terra. Qualche ora più tardi, un traghetto rumoroso li avrebbe portati nell’Isola. Era
La forbice creatrice di Pierre Gauthier
Dall’alta moda ai collage tridimensionali: Pierre Gauthier ha cambiato materia, ma non il suo modo di creare Belga, originario della Vallonia, dopo gli studi alla scuola di moda Bischoffsheim di Bruxelles Pierre Gauthier ha aperto il suo atelier, dedicandosi per oltre venticinque anni alla sartoria su misura. Abiti sontuosi, ricami, pizzi, pietre, cappelli, una passione dichiarata per il gusto settecentesco e per tutto ciò che nasce dalla sapienza delle mani. La sua carriera lo ha portato a rappresentare la moda belga all’estero, in Francia, India, Libano e Hong Kong, e a realizzare abiti anche per la regina Mathilde del Belgio. Nel 2014, dopo quasi trent’anni
Giuseppe Bonaviri, tra sartorie siciliane e «la stradalunga» della fantasticheria
Un affabulatore «di matrice mediterranea, anzi siciliana», si definiva Giuseppe Bonaviri (1924-2009), ripercorrendo nelle conversazioni di Sicilia isola cosmo (Longo Angelo Editore, 1998) e nel documentario Bonaviri ritratto (2007) l’ispirazione primigenia dell’estesa produzione letteraria, a partire dai natali a Mineo, «Parnaso siculo». Sin dall’inizio del Novecento, infatti, quell’area etnea era nota per la presenza di poeti contadini e artigiani e per le gare in versi sull’altopiano di Camuti, in corrispondenza della Pietra della Poesia, una roccia imponente cui una leggenda locale attribuiva un ascendente lirico sugli uomini. Persino il padre era un poeta, e Bonaviri ne pubblicherà i componimenti nel libretto L’Arcano (1975), «intendendo con
Guccini sull’Orient Express
Ora che Atropo, l’Inesorabile, ha reciso il filo della vita di Francesco Guccini, ogni suo ascoltatore sfoglia il proprio album di fotografie mentali, associa ricordi a canzoni, misura quanto quella voce inconfondibile abbia contribuito a plasmare la propria identità, il proprio sguardo sul mondo. Ma si può raccontare Guccini anche attraverso i suoi simboli. Ho scelto il treno e tutta l’area semantica che lo accompagna: rotaie, stazioni, vagoni come presenza ricorrente nella sua poetica, talvolta esplicita, altre volte trasfigurata. Fino a pensare che anche la sua celebre R sia uno sferragliare sui binari del testo. Si comincia, naturalmente, da La locomotiva, brano-manifesto di Radici album
Le forbici di Gianna nella Firenze del boom economico
Le piccole storie scrivono la grande storia. Anni cinquanta del secolo scorso. In via de’ Tornabuoni a Firenze passeggiano Audrey Hepburn, Marilyn Monroe e Greta Garbo. Le dive acquistano scarpe Ferragamo create sulla misura dei loro piedi a Palazzo Spini Feroni; le modiste adattano su quei corpi da rivista i bozzetti di Gucci. Firenze è uno splendore: i primi cocktail Negroni ai tavolini dei caffè storici del centro, il lusso dei tessuti e degli accessori di alta moda, le vie eleganti e la guerra finalmente lontana. In quegli anni che preparano il lancio verso i favolosi sessanta della rivoluzione culturale, c’è un’Italia fatta di ricostruzione
Un pomeriggio con Scarlett (e quel taglio alle tende di Tara)
Un ombrellone giallo domina la scenografia alle spalle dei relatori, come un cappello sulle ventitré, mentre una schiera di creme solari, occhialini da nuoto e da sole, una palla e altri giochi da spiaggia contendono il tavolo alle bottigliette d’acqua. Città vuota non è solo un successo musicale di Mina: all’emergenza commerciale d’agosto, la libreria romana di via Tara ha ovviato con un evento su consigli di lettura tra un tuffo al mare e un gelato. La locandina non contempla le vacanze in montagna, e la parlata del proprietario tradisce l’origine isolana, come a bordo di un aereo in volo sullo Stretto. Aguzzare la vista
La forbice e il Caterpillar. Intervista a Massimo Cirri.
Massimo Cirri è uno psicologo, giornalista, autore di libri e da quasi 30 anni conduttore della trasmissione radiofonica Caterpillar, uno dei titoli identitari di Radio 2. L’ho conosciuto personalmente nel corso della sua partecipazione alla manifestazione “A tutto volume” e ho apprezzato la sua apertura, la sua ironia e la sua sagacia.Come molti dei suoi fedelissimi ascoltatori ho appreso con stupore che nella prossima stagione non condurrà più la trasmissione. È stato un taglio imposto o volontario?La prima ragione è anagrafica, è arrivato il momento di farmi da parte. Poi c’è la relazione con l’azienda: restando in tema sartoriale, il palinsesto è stato tagliato e
Dare un taglio alla vita: la lezione che la malattia mi ha insegnato
Ci sono tagli che fanno male e altri che, invece, salvano. Non parlo di quelli che lasciano cicatrici sulla pelle, ma di quelli che cambiano il modo di vivere. Tagliare il superfluo, le inutili complicazioni, le persone che prosciugano energie e le preoccupazioni che rubano il tempo senza offrire nulla in cambio. È una lezione che difficilmente si impara quando tutto scorre senza intoppi. Spesso è la malattia, silenziosa o ingombrante, a mettertela davanti agli occhi con una sincerità che non concede sconti. Quando una patologia entra nella tua vita, cambia il calendario delle giornate e riscrive la lista delle priorità. All’improvviso ti accorgi che
«Tanto, troppe volte si baciano». Dietro le forbici di Leonardo Sciascia e Giuseppe Tornatore
«Era un vecchio teatro, e ce ne andavamo sempre in loggione. Dall’alto, al buio, passavamo due ore a sputare in platea, a ondate, con qualche minuto d’intervallo, tra un attacco e l’altro: la voce dei colpiti si alzava violenta nel silenzio – le mamme puttane -. Tornava il silenzio, lo stappo di qualche bottiglia di gazosa; poi di nuovo – le mamme … – e anche la voce della guardia municipale veniva su minacciosa da quel pozzo – se vengo su vi squarto, quant’è vero Dio – ma noi stavamo certi che mai si sarebbe deciso a venir su». È il 1943 e a ricostruire
Il decluttering sentimentale
Le forbici sono lo strumento più adatto a tagliar via ciò che avanza. Ritagli di stoffa, ad esempio. O a intagliare preziosi ricami. Le più pesanti cesoie a tagliar via rami secchi. Questa è una delle azioni forse più difficili nella vita di ciascuno. Dire basta! Eliminare quel che è ridondante e superfluo e non mi riferisco solo agli innumerevoli oggetti e vestiti che riempiono case, armadi, spazi che potrebbero essere destinati a rimanere semplicemente vuoti, applicando la regola del decluttering come predica l’esperta scrittrice giapponese Marie Kondo. Non a caso, appunto, è nativa del Giappone che, per tradizione millenaria si circonda solo dell’essenziale arrivando
Ripartire dal Café Pop
C’è un momento, nella vita professionale di molte persone, in cui si ha la sensazione di essere finalmente arrivati dove si desiderava: una carriera ben avviata e un ruolo prestigioso, di responsabilità, che viene riconosciuto da tutti. Eppure, a volte, è proprio quando si crede di aver raggiunto la cima, o si sta per arrivarvi, che si inizia pensare che forse non è quello l’obiettivo per cui si è faticato una vita intera. Come se quella meta non corrispondesse a ciò che nel frattempo si è diventati. Ed è in quel preciso momento che arriva la spinta a dare un taglio al proprio passato e
Le forbici del teatro: Pino Migliorisi e l’arte di cucire storie
Ruba frammenti di realtà, persone, anime. Li osserva, li scompone e poi, con la precisione millimetrica di chi sa usare le forbici del montaggio narrativo, recide il superfluo per ricucire i pezzi in storie. Il teatro di Pino Migliorisi — scrittore, drammaturgo e regista — affonda lo sguardo nell’essere umano per restituirne luci e ombre. Senza sconti, senza rinunciare alla complessità. Dai romanzi al teatro: da dove è nata l’esigenza di cambiare linguaggio espressivo? E quale ruolo ha avuto in questo percorso l’esperienza di Maniacreativa?Il passaggio dai racconti al teatro rappresenta una trasformazione significativa nel modo di esprimere storie e comunicare emozioni. Questa evoluzione non
C’era una volta il sarto
C’era una volta il sarto. E anche la sarta. E c’erano le riviste dei modelli. Sceglievi il modello sulla rivista e il sarto o la sarta prendeva le misure del cliente o della cliente, tagliava la stoffa e cuciva i vestiti. E i ragazzini e le ragazzine, arrivati alla quinta elementare, se ci arrivavano, andavano apprendisti dal sarto o dalla sarta. Le ragazzine, in particolare, anche se non diventavano sarte, imparavano a cucire perché tra le competenze di una brava moglie era prevista anche l’abilità di sapere rattoppare e fare delle riparazioni. Al numero civico 14 di una via di Ragusa c’era un sarto. Ero
La forbice scolastica
Tempo addietro, diciamo dall’UNITÀ D’ITALIA fino agli anni cinquanta del secolo scorso, i nobilotti ragusani villeggiavano nelle loro tenute di campagna. Ancora il mare non era di moda. Uno di questi aveva il ghiribizzo di educare il proprio figliolo ad individuare il mestiere delle persone a partire dagli oggetti che portavano con loro. Seduto sulla terrazza della sua villa di campagna con accanto il proprio figliolo si godeva il venticello pomeridiano osservando la vita attorno. Passò un tale vestito modestamente con la zappa in spalla: vedi figliolo quello è lo zappatore, mestiere utile assai perché la terra per produrre deve essere zappata ed è un
Quella volta che Kubrick tagliò la torta
Stati Uniti, anni ’60. Il generale Jack Ripper ordina, di sua iniziativa, un attacco nucleare contro l’URSS, convinto di un complotto comunista. Nella War Room, il presidente Muffley, il generale Turgidson e il bizzarro consulente Dr. Stranamore cercano disperatamente di richiamare i bombardieri, mentre l’ambasciatore sovietico rivela l’esistenza di una “Macchina Fine del Mondo” capace di annientare la vita sulla Terra in caso di attacco. Tra assurdità militari, comunicazioni fallite e cinismo geopolitico, Kubrick trasforma l’incubo della guerra nucleare in una satira feroce, con un epilogo apocalittico e grottescamente ironico. Questa, più o meno, la sinossi che leggo sul retro del mio DVD con dentro
Il pettegolezzo: dalla “furficiata i cantunera” ai social
‘A FURFICIATA Nnâ ‘n quartieri ri paisi propriu a tagghi ri stratuni, tanti fimmini su’ mmisi ‘ntienti a fari ‘n furficiuni. Si nni vanu murmuriannu ‘a signura e ‘a signurina: una comu va vistuta, l’autra comu s’arrimina. ‘A cciù veccia rô ricuonculu têni ‘n saccu ‘i battaria: fa rancari tantu puopulu, ‘etta vuci e si pizzia. Sunu scen’ i cantunera fatti ‘i cu’ â malu cchi ffari: nunn’aviennu âtri pinzera si nni stapi a furficiari. (Pippo Di Noto) In un quartiere di paese/ sul ciglio della strada,/ tante donne/ sono intente a spettegolare./ Mormorano/ sulla signora e sulla signorina:/ per come una va vestita/ per
Tagliare
A quasi cinquant’anni si accorse che, nella vita, aveva cominciato a tagliare. Non sapeva dire con assoluta certezza quando fosse successo, se fosse stata una scelta consapevole o qualcosa che gli anni gli avevano semplicemente insegnato. In ogni caso, oggi è consapevole che non esistono certezze. E sa anche che esserne consapevoli non significa fare tutto bene, né aver finalmente trovato una formula capace di mettere ordine nella vita. La consapevolezza, forse, è proprio il contrario. È sapere che ogni convinzione può essere messa in discussione, che ciò che si pensa non coincide necessariamente con ciò che è vero e che, tra un pensiero e
Edward mani di forbice (1990) – Simbolismi e spunti etici dal film di Tim Burton
Un breve cenno alla trama È la fiaba di Edward (Johnny Depp), un ragazzo che ha le mani di forbice perché il suo “creatore” è morto prima di ultimare le sue mani. Chiuso desolatamente nel suo castello Edward viene contattato da Peggy (Dianne Wiest) , la rappresentante Avon di zona, che lo accoglie in famiglia e cerca di aiutarlo. La disabilità e le diverse abilità In una delle scene iniziali la macchina da presa si sofferma su un articolo di giornale, in un angolo del castello: “bambino nato senza occhi impara a leggere con le mani”. Un piccolo dettaglio che già fa capire dove il



















