Quasi un editoriale
La sorte
“Se è vero che la fortuna è cieca, la sfiga, invece, ci vede benissimo!” Se non avete mai sentito questo motto vuol dire che appartenete alla sparuta schiera dei benvoluti dalla sorte. Altrimenti benvenuti nell’affollatissimo club di chi crede che un destino ci sia, ma sia a noi prevalentemente avverso! Ecco perché la frase d’apertura di questo “quasi editoriale” strappa un sorriso amaro: perché è vera. Ognuno di noi ha avuto in tasca una moneta capace solo di cadere sempre dalla parte sbagliata, un autobus importante perso per un minuto, l’occasione d’oro mancata proprio quando sembrava fatta. Una situazione, insomma, in cui la distanza tra
Gli articoli
Mala sorte
Alla voce “sorte”, il vocabolario Treccani recita: “Forza che regola o s’immagina regolare in modo imprevedibile le vicende umane, senza che la volontà degli uomini possa nulla contro di essa”.Questa definizione non trova nell’attuale sentire comune un riscontro fattivo, ma viene spesso, se non sempre, accompagnata da un profondo scetticismo che suscita derisione nei confronti dell’altro, con la perentoria affermazione che il destino ce lo costruiamo noi, con le nostre decisioni e le strade intraprese ai bivi che la vita ci pone davanti.Certo, nel nostro attuale modello di vita, fatto prevalentemente di spregiudicata e forsennata concretezza, non si ha il tempo di fermarsi a riflettere;
Faber est suae quisque fortunae.
Ciascuno è artefice del proprio destino. Quante volte abbiamo sentito, se non esclamato noi stessi, “è colpa del destino” “era destino”. Gli attribuiamo di tutto. Dal piccolo incidente alla tragedia più dolorosa, dal lavoro che abbiamo intrapreso al partner che abbiamo scelto. Gli affibbiamo la responsabilità di quel che accade come se non ci fosse altra via ma solo quella tracciata dalla fatalità o dalla sorte che dir si voglia. Se solo ci soffermassimo a considerare quanto dipende, invece, da nostre scelte saremmo probabilmente sorpresi da come l’ineluttabilità di alcuni accadimenti sia invece un comodo alibi. Quante volte abbiamo chiuso storie sentimentali dicendo” mai più”
Il fato non è il marito della fata
Vi voglio svelare un equivoco che dev’essere chiarito una volta per tutte: il fato non è il marito della fata. Non c’è nessun matrimonio, nemmeno segreto, tra queste due entità. Entrambe possono essere considerate magiche, ma tra loro non c’è stata nessuna cerimonia, nessun “e vissero per sempre felici e contenti”, né bomboniere e nemmeno confetti. Il fato, piuttosto, sembra più il nostro scorbutico vicino di casa: si presenta alla porta senza apparente motivo, non ti spiega perché abbia suonato e, soprattutto, non si preoccupa minimamente di essere gentile. La fata, nell’immaginario collettivo, è invece una creatura elegante, quasi fiscale nella distribuzione dei desideri: ti
Costretti ad emigrare sfidando la sorte
“Avevamo quindi il diritto e anche il dovere di rifiutare quella miseria e di conseguenza impegnarci fino alla morte per migliorare quella condizione, se non per eliminarla” (dal libro “Pap, Ngagne e gli altri” di Mbacke Gadji (Edizioni Dell’Arco) Quanto coraggio e quanta “incoscienza” ci volevano per prendere una nave diretta negli Stati Uniti, un aereo per l’Australia o un treno per il Nord Europa, muniti di una valigia di cartone rattoppata e stracolma, senza conoscere una sola parola di inglese? E quanto coraggio, quanta “incoscienza” ci vogliono oggi per sfidare il deserto, i lager libici e poi il mare, spesso senza neanche saper nuotare?
La «suerte» nel linguaggio della tauromachia: l’ispanismo di Sciascia, l’«aficion» di Hemingway e il «duende» di Garcia Lorca
Tra le ragioni per le quali Don Chisciotte avrebbe potuto incontrare minor pubblico, con i più magari soddisfatti dal conoscerne la trama senza avventurarsi tra le pagine, Leonardo Sciascia (1921-1989) individuava «il primo problema» nell’attributo del «Desocupado lector» invocato nel prologo, che traduceva testualmente come «disoccupato» ovvero occupabile dalla gioia della lettura, ritrovando quella particolare condizione di «riposo, speranza e altro» ad Alcalà de Henares, città natale di Cervantes. Qui, tra la piazza del monumento in sua memoria, il «lento volo delle cicogne» e l’aria domenicale senza che fosse domenica, famiglie con bambini assorti nel gioco sembravano a Sciascia tanto «disoccupati» da non dovere leggere
AZAR Y CASO Y SUERTE
(La meccanica di Borges) “Lo que llamamos ‘azar’ es nuestra ignorancia de la compleja maquinaria de la causalidad” Ciò che chiamiamo ‘caso’ è la nostra ignoranza a comprendere la complessa meccanica della casualità. Esiste, nell’architettura geniale di Borges, una differenza fra tre aspetti del ‘caso’. Sono aspetti molto sfumati, che la sua personalità artistica arrivò a mescolare fino al paradosso dell’indistinzione tra realtà e finzione. Gli specchi, i labirinti, l’infinito. La filosofia, la magia, il paradosso. E, appunto, il caso. Il caso è quella coincidenza che volle, nei giorni di una Academy di specializzazione a Bologna, che io trovassi su una bancarella il libro “Finzioni” di Jorge Luis Borges. Una summa della sua letteratura, proprio nel momento
Sorti buttana parte 2
Capita spesso di svegliarmi attorno alle sei e di ascoltare la prima trasmissione di Radiotre, Così comincia, dove, in tre quarti d’ora, viene presentato un libro o un evento intervallato da stacchi musicali. L’altra mattina presentano un libro, non capisco bene ma c’è un passaggio che suscita il mio interesse, mi segno titolo, TU NON VOLTARTI, e nome dell’autore, Luca Amadessi. Vado in libreria e mi dicono che non è nei circuiti normali e non ordinabile. Cerco Luca Amadessi su FB e gli chiedo l’amicizia, ci mettiamo in contatto e così riesco ad avere una copia del libro. TU NON VOLTARTI basato da una storia
Tra destino e scelta: il mistero della sorte nella letteratura italiana
Spesso si dice che ognuno è artefice del proprio destino, ma basta un attimo per mettere in dubbio questa certezza: un incontro casuale, una perdita improvvisa, una scelta sbagliata possono cambiare completamente il corso della vita. È proprio da questa incertezza che nasce il tema della sorte, che attraversa tutta la letteratura italiana e riflette il modo in cui l’uomo, nel tempo, ha cercato di dare un senso a ciò che non può controllare. Nel Medioevo, la sorte è vista soprattutto come espressione della volontà divina. Nella “Divina Commedia” di Dante Alighieri, nulla accade per caso: ogni anima si trova nel luogo che merita, secondo
Causalità o casualità
La s prima della u o la u prima della s, sembrerebbe una piccola differenza ma è sostanziale. Due parole che suonano quasi allo stesso modo ma che hanno significati diametralmente opposti. Nella superstizione si crede che la sorte sia un meccanismo governabile da precise cause: la cattiva sorte è influenzata dall’incontro con uno iettatore, dal malocchio, dal passaggio di un gatto nero, dall’olio caduto, dal transitare sotto una scala, mentre si può orientare la buona sorte affidandosi a oggetti o riti apotropaici. Quindi parlando di buona o cattiva sorte, sembrerebbe opportuno inserire il tutto nell’ambito della causalità, tuttavia se usiamo il termine sorte come
Il destino, o della fedeltà a ciò che precede
Non è vero che possiamo essere tutto ciò che vogliamo. È una delle convinzioni più diffuse del nostro tempo, e anche una delle più fragili. Funziona finché resta una formula. Poi, quando si entra nella vita concreta, comincia a cedere. Perché la verità è più semplice e più dura: non partiamo da zero. C’è già qualcosa prima di noi. Un’impronta, una direzione, un insieme di condizioni che non abbiamo scelto e che continuano a lavorare dentro quello che diventiamo. Non è una teoria. È un dato. E non c’è modo di tornare indietro a cancellarlo. È qui che la parola destino smette di sembrare retorica.
Sorti buttana parte 1
Sorte: Forza che regola o s’immagina regolare in modo imprevedibile le vicende umane, senza che la volontà degli uomini possa nulla contro di essa. È domenica, sono quasi le 11, vado in centro, parcheggio in via Sant’Anna, poco sopra la via Roma, guardo, non c’è nessuno, attraverso la strada salgo sul marciapiedi, guardo la macchina parcheggiata e vedo che potevo parcheggiarla meglio, posso lasciar perdere tanto ci sono altri posti liberi ma decido di metterla meglio, risalgo in macchina e la sistemo, scendo, chiudo, non guardo dietro, avanzo verso il centro della strada, sento una voce “attento” non faccio in tempo a rendermi conto di
Sortebuttana!
Sortebuttana!Un pensiero fulmineo va verso il libro di una scrittrice e interprete siciliana, Sofia Muscato, la quale ha avuto la brillante idea di approfondire il concetto — l’essenza stessa — di una parola tanto usata dai siciliani quanto poco compresa dal resto del mondo nel suo significato più profondo: “sortebuttana”. Una mia carissima amica mi raccontò di avere conosciuto Sofia durante la presentazione di uno dei suoi libri dal titolo: “La felicità contromano. Come convivere con la sortebuttana”. La prospettiva appare interessante. Sofia, infatti, esplora la vita e la tristezza attraverso un approccio ironico e spiritoso. Sua nonna diceva sempre che la vita è strana,
Le tre Moire e il destino ineluttabile
Nella mitologia greca vi sono tantissime divinità, ognuna delle quali con una caratteristica speciale, oserei dire particolare. Al tempo degli dei dell’Olimpo, infatti, tre sorelle di nome Cloto, Lachesi e Atropo, figlie presunte di Zeus, Re degli dei, e Temi, dea della giustizia, dell’ordine divino e della legge, furono protagoniste indiscusse di alcune credenze religiose e narrative dell’Antica Grecia. Si narrava che queste tre dee avessero nello loro mani il destino sia degli uomini che degli esseri potenti come gli dei. Nessuno poteva fermarle neanche Zeus. Loro erano divinità pericolose, molto potenti e temute. In alcuni miti si racconta che lo stesso Zeus abbia cercato
In-Yun: Legami invisibili tra destino e scelta nel film Past Lives
Nell’epoca contemporanea, caratterizzata da relazioni rapide e spesso frammentarie, cresce il fascino verso quelle visioni del mondo che attribuiscono un significato più profondo agli incontri umani. Non si tratta soltanto di romanticismo ma di un bisogno diffuso di interpretare le connessioni tra le persone come qualcosa che va oltre il caso. In questo contesto, il successo internazionale del film Past Lives ha riportato all’attenzione del pubblico un concetto centrale della cultura coreana: In-Yun (인연). Più che una semplice idea di destino, In-Yun propone una visione stratificata delle relazioni, in cui ogni incontro è il risultato di legami costruiti nel tempo, talvolta attraverso molte vite. Il
Le crepe del destino
“Se potessi tornare indietro nel tempo e cambiare un evento, lo faresti davvero — anche sapendo che potresti peggiorare tutto?” Questa è la domanda alla base della serie TV statunitense “Timeless” andata in onda su “NBC” dal 2016 al 2018. Le due stagioni, trasmesse in Italia dall’emittente “Fox”, raccontano le avventure di tre esperti, incaricati dal governo di recuperare una macchina del tempo rubata dal misterioso Garcia Flynn. I protagonisti sono: Lucy Preston, una docente di storia e antropologia; Wyatt Logan, un sergente dell’esercito, la cui moglie è stata uccisa e Rufus Carlin, un programmatore che ha il compito di pilotare la “scialuppa”, così viene
In viaggio tra fatalismo e magnifiche sorti e progressive
Esiste nell’immagine della Sicilia una impronta del fatalismo, ovvero dello stare fuori dal tempo e dalla storia: una categoria dove tutto è immutabile e niente può essere cambiato. In cui la sorte di ciascuno (o meglio dell’intera popolazione) è data una volta per tutte, un destino al quale non si può sfuggire. L’antropologo Luigi Lombardi Satriani, uno dei più autorevoli del secolo scorso, dedicò a questo tema una parte del suo saggio sul folklore del Sud, che fa da introduzione al volume Santi, streghe e diavoli. Siamo nel 1971. Per Satriani le tradizioni popolari del meridione sono manifestazioni di una cultura della miseria che produce
Tiro di dado
Sorte, libertà e l’arte di co-creare la propria vita C’è qualcosa di profondamente liberante nel credere nella Sorte: l’idea che non tutto dipenda da noi alleggerisce il peso delle scelte, ridimensiona il senso di colpa, apre alla sorpresa. Eppure, la stessa convinzione può diventare una gabbia. Se tutto è già scritto, che spazio rimane per l’autodeterminazione? Se il destino è un binario fisso su cui il treno della vita corre senza deviazioni possibili, a cosa serve scegliere — o anche solo tentare? Sono domande antiche. Se le sono poste nei secoli filosofi, teologi, romanzieri, cantanti – così en passant mi viene in mente Riccardo Cocciante

















