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Mente grafica

Rita Luciani 14 novembre 2023


“Mio padre ha una mente da archivista: gli dai un’informazione, un dato e tac, tira fuori una citazione, un libro, un suo amico. Ma da solo, di suo, non sa raccontarti niente. Sembra un elaboratore elettronico”.
La mia compagna di classe Francesca, così mi parlava di suo padre. Aveva stima di suo padre, nonostante le avesse imposto di intraprendere gli studi classici, a lei, Francesca, un genio della matematica, in una classe dove tutti la guadavamo allibiti quando risolveva in un battibaleno equazioni e calcoli. Francesca era brava anche a disegnare, suo padre, dalla mente archivistica, le aveva promesso che se avesse frequentato il liceo classico, dopo l’avrebbe iscritta alla migliore scuole di grafica. Cosi Francesca, tra un’equazione e l’altra, tracciava loghi, linee e curve, cerchi e parabole.
Poi aggiunse. “Guarda la mente di mio padre è fatta così”, e disegnò un cubo fatto di cubetti, di cassettini che all’occorrenza si aprono per tirar fuori l’informazione adeguata. Aveva un pennarello rosso dalla punta fine e me lo ricordo ancora quel foglietto, strappato da chissà dove, sul quale tratteggiava la mente di suo padre.
“Mia sorella invece ha una mente a scalini” aggiunse “parte da una cosa, banale o meno e poi comincia a salire, ad aggiungere parole, cose, situazioni, sembra che faccia dei piccoli salti tra una nozione e l’altra, proprio come se fossero degli scalini. Cosi, guarda”. E disegnò, sempre con il pennarello rosso, una scala fatta di scalini tondi, come dischi di pietra e tracciò anche una freccia che seguiva l’andamento della salita, ma anziché piedi erano i salti che faceva la mente di sua sorella, come diceva Francesca.
Ci guardammo entrambe all’improvviso e quasi all’unisono: “Ed io che mente ho?” Stavamo studiando per la maturità, entrambe avremmo portato italiano come prima materia orale, poi lei, da mente scientifica aveva scelto fisica, e io da mente letteraria filosofia. Eravamo nel 1987 e non si portavano tutte le materie scolastiche alla maturità. Nonostante la divergenza sulla seconda materia e la nostra diversità di menti, studiavamo molto bene assieme, cercando di sopperire alle lacune didattiche e intellettive del professore di Italiano, dalla mente becera e bigotta. Allenavamo la nostra mente a fare collegamenti interdisciplinari, partivamo dai fatti storici e poi ci collocavamo periodi letterari, aggiungendo, per semplice nostro diletto mentale, correnti e movimenti artistici. Così le nostre menti assorbivano meglio i concetti, dando un senso compiuto ai nostri studi, con l’aiuto della mente grafica di Francesca, che segnava frecce tra un appunto e l’altro, nuvolette intorno a parole-chiave e righe sotto alcune frasi.
Poi disse: “Ecco la tua mente è fatta così”. Mi guardò, ma io avevo già gli occhi su quel foglietto, sempre più zeppo di disegni, pronto a ricevere anche quello della mia mente. “La tua mente è vorticosa”, e disegnò una specie di serpente, dal movimento sinuoso e ondulante che nel suo andamento, a detta di Francesca, sfiorava concetti e pensieri. Era un serpente senza testa, ma tutto colorato, così era la mia mente per Francesca. Mi ci ritrovai in quella descrizione, anche se mi faceva un po' ribrezzo pensare alla mia mente come un serpente, ma era colorato e senza testa, e ciò confortò la mia mente. “E la mia? Disegnami la mia mente,” mi disse. Presi dalle sue mani il pennarello rosso e nell’ultimo, piccolo spazio libero del foglietto, disegnai la mente di Francesca: un cerchio, un quadrato, un rombo, e altre forme geometriche più o meno regolati, ma tutte adiacenti fra loro. Era così che vedevo la mente di Francesca, la mia amica e compagna di scuola, dalla mente grafica e matematica. Ce l’ho ancora a mente quel foglietto, quei disegni rossi, così tanto a mente, che credevo di avercelo proprio, ma la mente inganna, mente, e vallo a sapere se la mente di Francesca se la ricorda questa storia, e se sorriderebbe come me, assieme a me, ancora amichevolmente! 

Foto di Mona El Falaky, Pixabay

Rita Luciani

Rita Luciani nasce a Roma nel 1968, dopo la Maturità Classica si trasferisce a Modena, lavora e si laurea in Sociologia. Dal 2019 è residente a Scicli (RG), da pensionata e grata alla vita, si dedica alle sue passioni e ai suoi hobby.

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