Là dove non osano le Amministrazioni Pubbliche, a volte, arriva un mecenate, pronto a credere in una bella storia. In questo caso si parla di un concorso nazionale per le scuole superiori, il suo oggetto, la capacità di progettare un piano per l’educazione alla mondialità. Ecco perché quest’anno le vie dell’integrazione passano da Ragusa. Il percorso, quanto mai importante per una realtà come la nostra, lo dobbiamo alla sensibilità della Giuria del Concorso Cento scuole indetto dalla Fondazione per la Scuola della Compagnia San Paolo di Torino ed al Liceo Classico “Umberto I” di Ragusa. La storia di “Centro del Mundo – le vie dell’integrazione”, questo il nome del programma, nasce dunque dall’idea di creare un percorso innovativo capace di rendere gli studenti oggetto della formazione e, nel contempo, soggetto educativo. Dall’altra parte, pronti a scambiarsi i ruoli con gli studenti, quanti nel nostro territorio si trovano a vivere nella condizione di beneficiari del diritto di asilo. In tal senso si è rivelata decisiva e vincente per il Liceo la scelta di collaborare con le diverse strutture umanitarie presenti nell’area iblea appartenenti al Sistema Nazionale di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. La Fondazione San Giovanni Battista, la Caritas Diocesana, la cooperativa sociale “Il Dono”, ma anche l’Associazione Culturale “L’Occhio aperto” e l’Università di Lingue e letterature straniere di Ragusa, saranno tra i più stretti collaboratori di un’iniziativa senz’altro meritevole di attenzione. “Il nostro Progetto – spiega Vincenzo Giannone, dirigente scolastico del Liceo - aspira alla decostruzione dei pregiudizi e degli stereotipi, per ricercare piste di comune interesse tra le varie culture presenti nel territorio. Parleremo ed ascolteremo di storie contenenti valori universali di giustizia, pace, religiosità, dignità della persona, rispetto dei diritti fondamentali. Valori che poggiano su gangli vitali comuni a tutte le culture, come il senso della vita, della nascita, della morte, dell’aldilà, del viaggio, dell’arte”. L’obiettivo del percorso educativo è il passare dalla cultura dell’indifferenza o della semplice accoglienza, a quella più complessa e fondamentale dell’integrazione e della interculturalità. “In qualità di scuola pilota per la Sicilia del Progetto di Educazione alla interculturalità, intendiamo realizzare un lavoro compartecipato basato sulla formazione condivisa e reciproca, per l’attivazione di un sistema a rete che avvii una comunicazione migliore tra i diversi attori della relazione formativa”. L’idea di base del Progetto è senza dubbio fondata sulla reale necessità di rifuggire lezioni astratte e teoriche sul delicato ambito dell’immigrazione e del dialogo multiculturale. A tale scopo, saranno tre i momenti fondamentali del Progetto: già dal primo modulo gli alunni riceveranno gli strumenti per accostarsi ad una visione multiculturale della società. Al termine di questo periodo di formazione saranno i ragazzi stessi, in collaborazione con docenti di competenze diverse, a fornire e ricevere dagli stranieri coinvolti elementi di conoscenza linguistica, giuridica, religiosa, civica e culturale. “Ci sembra innovativo ed importante – interviene la professoressa Maria Grazia Dibartolo, coordinatrice del progetto – creare momenti di incontro diretto tra diverse realtà sociali e culturali. Siamo certi che da questo interscambio scaturirà una crescita comune che arricchirà il nostro territorio”. Al termine del percorso formativo, infatti, verrà il tempo della festa. In collaborazione con l’associazione culturale “L’occhio Aperto”, gli studenti verranno guidati nell’organizzare un momento di festa condivisa con l’intera città. Gli attori del progetto “Centro del Mundo”, dunque, saranno chiamati a dare forma e vita ad una serata di condivisione che faccia da cornice ad un convegno e ad un importante spettacolo musicale. “Siamo felici e grati per il riconoscimento che ci viene della Fondazione per la Scuola – conclude la professoressa Dibartolo – perché dimostra come sia ancora possibile ottenere delle risorse economiche semplicemente in virtù di un lavoro progettuale coraggioso e capace di lanciare uno sguardo oltre i confini della normale attività scolastica ed educativa”.
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